Non volevo cadere in una prescrizione che poteva sempre sembrare come una resa, rimanere nel grigiore di una prescrizione non è mai facile, io volevo a tutti i costi dimostrare la mia innocenza e ora siamo riusciti. Sono un combattente, volevo la verità”.
Beppe Signori è stato assolto: “Il fatto non sussiste”.

Oh, mamma mia, io a un certo punto avevo iniziato a temere che la luce alla fine di questo tunnel non si potesse vedere più!
Ricordo che giocavo ancora a Snake sul cellulare quando iniziò tutto.
Nel frattempo è passato un decennio e ancora la tiravano per le lunghe, pensavo che prima dell’assoluzione sarebbe arrivata la mia menopausa.
Invece, alla fine, per fortuna il tunnel si è illuminato, GIUSTIZIA è stata fatta.
Detta così sembra che sia stata una cosa facile della serie “via il dente via il dolore” , in realtà no.

Non c’è cosa che mi sta più sulle balle dei processi sommari, – televisivamente e social parlando, of course – al malcapitato di turno, evento che capita sempre.
E il fastidio vale comunque, eh, che sia una una persona di cui mi freghi tanto o nulla. Cioè, sadici cliffhanger, ecco.

Beppe Signori ha combattuto per dimostrare a pieno la sua innocenza, il resto erano solenni chiacchiere becere, quello sì.

Devo essere sincera, mi sono appassionata alla vicenda, in generale credo proprio che il ricordo del bomber con cui sono cresciuta a pane e Lazio, negli anni non abbia perso quell’appeal che per intere stagioni mi teneva col fiato sospeso, in fermento.
Sicuramente il suo addio alla capitale segnò inesorabilmente la fine di un’era.

Quando ci sta di mezzo la giustizia, solo il tempo è capace di mostrare la verità e spesso nemmeno assoluta, però una cosa mi era parsa evidente: l’incredibile affetto dei laziali dal 1992 fino ad oggi. SINCE 1992.
Alcuni giocatori trasudavano quasi fastidio quando ormai erano lontani, ma lui no e nonostante due decadi abbondanti, la piazza biancoceleste di padre in figlio gli vuole bene davvero.

Assolto con formula piena e 10 anni non sono esattamente una passeggiata di salute, ecco, ma che abbia due grandi attributi penso sia fuor di dubbio.

E proprio Beppe Signori, ospite d’onore della serata organizzata dal Lazio Club Milano, ai microfoni di Lazio Style Channel ha raccontato gli anni bui e l’amore dimostrato dai laziali .
«Bello incontrare i miei ex compagni di squadra dopo anni a questa serata organizzata dal Lazio Club Milano, ricorderemo i tanti aneddoti che abbiamo. I tifosi mi hanno sempre dimostrato il loro affetto, non lasciandomi mai. Sono sempre grato a chi mi ha sostenuto in ogni momento, bello e brutto, soprattutto a tutti quelli che all’epoca scesero in piazza per non farmi andare via dalla Lazio, una cosa che per me vale più di ogni scudetto.
L’amore me lo hanno dimostrato da tempo, quando sono scesi in piazza per non farmi andare via. Anche in questi ultimi dieci anni, per me molto pesanti, non mi hanno mai fatto mancare il loro affetto. Sono sempre grato a tutta la gente che mi ha sostenuto, creduto in me e quando giocavo esultava per i miei gol. Sono state belle cose. La scesa in piazza vale per me più di dieci scudetti, resterà nella storia. Per un ragazzo, come ero all’epoca, è tanta roba. Molti sono venuti a trovarmi anche a Bologna. Gli attestati di stima e affetto che ricevi quando smetti di giocare fanno più che piacere, se quando smetti si ricordano ancora di te significa che hai fatto qualcosa di importante
»

Ovviamente a Beppe auguro ogni fortuna.
A noi, invece, auguro di non vedere più volare stracci simili, come ci hanno riproposto per un decennio e senza che lui avesse fatto nulla per meritarseli, facile bersaglio del sarcasmo da due lire.

Ma anche nelle cose brutte esiste un lato positivo. C’è un’infinità di gente con REALI sentimenti nel mondo del calcio e, almeno una volta, è bene ricordarsene.

Non è cambiato niente : LAZIALE UNA VOLTA, LAZIALE PER SEMPRE e quindi daje tutta BEPPE GOL.

Simplemente, Xoxo.

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