Capace di ferire il Belgio senza pietà, priva di iniziativa contro la Svezia quando avrebbe dovuto attaccare e brutta versione azzurra al cospetto dell’Irlanda. E’ tempo di lasciare indietro le incertezze e dimostrare il valore di questa Nazionale contro gli undici di Del Bosque.

 Non lo sa nemmeno Conte quale sia il reale volto della sua Italia: tutto il contrario di tutto, tre partite e tre facciate diverse. Sicuramente unita e mai però troppo appariscente, insomma un pout-pourri di troppe cose, alcune belle ed altre da dimenticare. Ha ferito il Belgio di Nainggolan, priva di risorse e salva per un pelo contro la Svezia di Ibra e da dimenticare contro l’Irlanda. Eppure, se ne possono dire di cotte e di crude, ma gli azzurri hanno chiuso il girone come capolisti e proprio questa è stata la condanna per il sorteggio amaro che porta a Parigi. Nonostante tutto però, fino a 6 minuti dalla fine della fase a gironi, gli zero gol subiti hanno messo in luce una difesa compatta e collaudata, una delle più efficaci del torneo. 

 

“iL CLASSICO”–  Italia – Spagna è oramai diventato un vero e proprio “classico” europeo, una partita infinita. La suggestione di una rivincita, incredibilmente mai disputata al Mondiale, arriva però troppo presto in un crudele scontro che porterà la vincitrice solamente ai quarti. La vera Spagna “pigliatutto” ha preso il via in questi ultimi anni,  prima del 2008 infatti, la formazione iberica aveva vinto un solo trofeo internazionale (Europeo 1964). Una sfida ed un Europeo infinito:  E’ stato Luis Aragonès nell’ultimo anno da allenatore, a portare le furie rosse al secondo successo (2008) innaugurando il ciclo vincente proprio con l’eliminazione degli azzurri ai rigori ai quarti. La rivalità tra le due formazioni iniziò proprio da lì, anche se prima di allora gli scontri erano stati già ben 31. Poi la prima vera partita della Nazionale firmata Prandelli nell’amichevole del 2011 vide l’Italia vincente per 2-1 e subito dopo ci fu la finale del 2012 dove l’Italia uscì a pezzi mentre la Spagna campione era in fiesta. Il merito di Del Bosque è stato sicuramente quello di amalgamare una squadra unica nonostante l’antipatia accesa tra il blocco merengue e quello del Barcellona.

 

I PROBLEMI AZZURRI- Questi azzurri non sono da da buttare: chiudendo il proprio girone come capolista avendo affrontato squadre ostiche come Belgio e Svezia, dimostra che Conte ed i suoi hanno tanto da dire. Uno dei nei azzurri che è saltato agli occhi  però, è che a questa Nazionale mancano le alternative, la tecnica individuale non è di altissimo livello e quindoi è bastata una squadra onesta ma atleticamente importante come la Svezia, o un gioco sporco e motivato come quello l’Irlanda per mettere in crisi la fase d’attacco.  A Conte manca la variazione del ritmo capace di creare superiorità dalla trequarti in poi. Il nome più adatto sarebbe quello di Insigne che contro l’Irlanda ha dimostrato di non stare lì a pettinar le bambole in mezzo a giocatori che erano spompati e quasi in vacanza, ma il ct resta convinto che Eder sia la scelta migliore per far da spalla a Pellè. E’ stata curata la parte tattica ed i moduli, la prospettiva del lavoro per arrivare a qualcosa di importante, così Conte vede il suo Europeo. 

 

A gettare benzina sul fuoco  è stato in centrocampista del Barcellona e della nazionale iberica, Andrès Iniesta, con parole che tra le righe sembrano voler dire di non temere tanto gli azzurri: “ Noi siamo la Roja! Contro l’Italia dobbiamo gicare con convinzione, l’obiettivo è quello di continuare a farlo come sappiamo in modo da raggiungere la qualificazione. Noi siamo la Spagna!”

 

L’Italia operaia adesso ha bisogno di quell’uomo in più per giocare la prossima mano, quello capace di dare il tocco di colore, oppure dev’essere assolutamente in grado di camuffare quest’assenza e buttare fumo negli occhi agli avversari. Appuntamento allora a Parigi lunedì 27 giugno, fischio di inizio ore 18:00 e vai col “Classico”!

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.