E’ tempo di mercato e si parla della Lazio che verrà, ma il futuro è cosa ignota si sa, così mi è venuta voglia di sfogliare l’album dei ricordi e tra le tante fotografie, ho trovato quelle di colui che fu tra le bandiere che sventolarono più in alto per i biancocelesti: Beppe Signori.

 Uno degli attaccanti più forti degli anni Novanta, se non addirittura il più forte. Per tre anni è stato il pupillo di Zeman in quel Foggia che se ne andava in giro a prendere applausi per tutti i campi della Serie A, perchè segnava sempre lui: Beppe Signori, il re. Il suo sinistro fece scuola, era velocissimo, un attaccante a tutto tondo e se te lo trovavi davanti alla porta, bhè, quel pallone sarebbe finito in rete. 

 

Per la Lazio fu una bandiera e non solo per i biancocelesti, perchè ovunque fu apprezzato, tranne per la piccola parentesi Sampdoria appena dopo l’avventura capitolina. I suoi numeri in biancoceleste parlano chiaro: 5 stagioni, 107 reti in 153 presenze, 17 gol in Coppa Italia, tre volte capocannoniere. Arrivò a Roma e si fece subito notare. Alla domanda di un giornalista che gli ricordò di essere stato acquistato per sostituire quel fenomeno di Ruben Sosa, 40 gol in 4 anni, lui rispose: “ Io sono venuto per fare meglio“. Qualcuno lo prese per uno sbruffone, il solito neo arrivato con la boria del fuoriclasse. Beppe Signori era forse spaventato da quelle aspettative, da quel dover garantire oltre 10 gol a stagione e forse era anche spaventato da quell’ambiente che era un pò diverso dal Foggia dove aveva vissuto il suo exploit. Giocare davanti a quasi 70 mila tifosi dell’Olimpico, queste erano le cifre delle presenze una volta, dopotutto avrebbe messo in soggezione chiunque. L’avversario nei derby non sarebbe stato più il Bari, o il Lecce, ma la Roma, in una stracittadina che non dura 90 minuti, ma tutto un anno. Una squadra come la Lazio che voleva vincere, con un presidente che aveva speso quasi 100 miliardi di lire. Le paure però furono dimenticate presto e Signori vestì la maglia dell’Aquila portando a casa un bottino di 49 reti in due anni appena. Non si pentì allora di aver sfidato il record dell’icona Sosa, perchè lui stesso divenne l’uomo dei record e l’uomo derby. 

 

I laziali lo amarono alla follia, ma talmente tanto, che nel 1995 si mobilitarono in una protesta colossale opponendosi alla sua cessione al Parma. Fu l’unica volta nella storia credo, che un giocatore già venduto non se n’è andato. Poi però la storia d’amore coi colori biancocelesti terminò e dopo la Sampdoria, parentesi meno felice ed emozionante della sua carriera, scelse il Bologna dove, neanche a dirlo, divenne una bandiera e guidò gli emiliani in un campionato brillante segnando reti a grappoli. Gli anni però passano per tutti, anche per i talenti sconfinati e così Beppe , come hanno fatto molti altri campioni, iniziò a guardare altrove per cercare un pò di spazio in più. Dalla Grecia al Sopron nel torneo Ungherese, squadra forse sconosciuta al calcio grande, ma lui riuscì a farsi notare anche lì. 

 

Sacchi ne fece un elemento imprescindibile della Nazionale dove fu la spalla del grandissimo Roberto Baggio, avventura che culminò col secondo posto ai Mondiali disputati negli Stati Uniti.

 

Finita l’esperienza di calciatore, iniziò quella di di commentatore, dapprima alla Rai e poi a Mediaset Premium. Ci sapeva fare non solo col pallone, ma anche con la parlantina. 

 

La favola di Signori però, non finisce qui e c’è un altro capitolo: poi arrivò il buio. Beppe amava scommettere, non lo nascondeva ed amava farlo su molte cose. Finì tra gli indagati di un giro di scommesse sventato dalla Procura di Cremona. Gli piaceva il gioco sì, ma che Re Beppe fosse uno dei tanti merceniari corrotti del nostro calcio, a cui lui ha dato tutto, bhè, questo prorio non si può credere.

 

I laziali non lo dimenticheranno mai, ma non serve necessariamente tifare i colori biancocelesti, perchè nessuno dimenticherà mai il “campione”, quello vero, quello che appartiene ad un calcio classico, nostalgico forse ad ora un pò abbandonato ai tempi che furono. Non si può dimenticare: segnava sempre lui!

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