Quando si parla di lui, dire che faceva il calciatore ed era un “centrocampista” è riduttivo. Era un genio e dentro aveva un mondo fatto di luci, ma anche ombre e le due metà si equivalevano sino a scatenare la tempesta perfetta. Campione dalla vita dissennata, fatto di troppi “dovevo, potevo, volevo”.  Chiedete chi era Paul Gascoigne e vi sentirete rispondere: il più forte di tutti!

 Pazzo, infantile, triste, euforico, in mille modi possiamo ricordare Gazza. Ha vestito tante maglie, ma i tifosi biancocelesti gliene hanno cucito addosso solo una, quella della Lazio. Eroe tragico, dalla vita travagliata, dai tanti fantasmi e demoni interiori, non potevi non innamorartene, lui che sorrideva ma nel suo sguardo vi era sempre un retrogusto di malinconia come quegli eroi tragici che vorresti coccolare e ai quali vorresti dire “non ti arrendere mai”. Gazza che ti stringeva il cuore perchè era emotivo come te, nei momenti difficili piangeva ed in quelli euforici festeggiava, “umano” ecco la parola che più gli si addice, non aveva il distacco classico del giocatore, aveva l’animo del tifoso.  

 

Il campo è sempre stato il suo rifugio, l’unico luogo dove poteva mettere a tacere per un pò i demoni. La sua carriera è stata come le montagne russe, meravigliosa e grottesca, picchi e abissi, fatta di tiri perfetti, genialità, alcool, partite memorabili e nottate che sarebbero stete folli anche per una rock band. Son passati dieci anni dal suo ritiro oramai, ma nessuno dimentica l’assoluto genio in campo, quell’inarrivabile talento che non trova euguali.

 

“Genio e sregolatezza”, di lui forse oggi viene ricordato troppo spesso solo il negativo di questo binomio: un mezzo matto che faceva anche il calciatore. Ma Gazza è stato uno dei giocatori più entusiasmanti che l’Inghilterra abbia mai donato al mondo. Centrocampista capace di cambiare un’intera partita in un secondo e di tirare fuori dal cilindro un gol quasi per magia. Quanti ve ne vengono in mente oltre a Gascoigne così? Ogni quanto ne nasce uno?

 

Bambino dalle energie inesauribili, presdisposto a qualsiasi sport, qualcuno racconta che la madre si fece leggere la mano e la sensitiva le disse che uno dei suoi figli sarebbe divenuto famoso per i piedi. Allora si pensò alla sorella che era una promessa della danza, ma presto si capì che la profezia riguardava proprio il piccolo Paul John (nome che si deve a due membri dei Beatles di cui la madre era grandissima fan). Tante cose della sua vita portano a paragonarlo ad un eterno Petre Pan: i continui scherzi che esasperavano i compagni di squadra, la poca disciplina ed i viaggi a Disneyland. 

 

Dopo le “notti magiche” del 1990, nel ’91 arrivò in casa Lazio e si fece notare subito. Come? In un derby. La Roma era in vantaggio per 1-0, i biancocelesti ottennero una punizione da metà campo. Signori chiese a Gazza di andare a saltare in area, come per magia saltò più in alto di tutti pur non essendo un gigante e quel pallone finì in rete. I tre anni che seguirono con la maglia dell’Aquila non furono felicissimi, gravi infortuni, il rapporto con la stampa non era dei migliori e l’amore di una fetta del pubblico italiano non scoccò mai del tutto. Una volta rispose ad un giornalista con un rutto: puro stile Gazza!

 

Chissà cosa ne sarebbe stato di lui se alcuni episodi della sua carriera fossero andati diversamente, se fosse riuscito a contenere l’irruenza e l’emotività, carriera che esplose sì, ma mai completamente. O forse bastava  un pò di fortuna in più. Un anno fa fu ritrovato in un centro benessere  privo di sensi e con una mano tagliata, poi la foto sul giornale inglese Sun con la faccia insanguinata, la bottiglia di gin all’ora di pranzo ed il suo barcollare per la strada nonostante fosse sembrato in discreta forma in qualche evento pubblico. I suoi fantasmi “disoccupati” tornano spesso a fargli visita e non lo lasciano in pace.

 

Gazza ed i suoi momenti bui, quando i demoni escono da sotto il letto e gli siedono vicino. Ma voi chiedete chi era Paul Gascoigne e dimenticate la vita fuori dal campo. Tutti risponderanno: “il più forte di tutti”. 

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