Una Lazio mai sazia, fa incetta di punti anche in Romagna, mettendo in guai seri il Carpi

Quarta vittoria in sei partite ed altri tre goal segnati: non c’è che dire, chapeau a Simone Inzaghi che in poche settimane, è stato in grado di raccogliere e rimettere assieme i cocci di cristallo di una squadra che aveva perso la propria fiducia in sè stessa, per  resituirle un rinnovato orgoglio di appartenenza, tutto racchiuso nella bellissima immagine che segue il terzo sigillo di Klose. Tutti uniti ad abbracciarsi e a festeggiare l’ipoteca su una vittoria che sarebbe poi arrivata di lì a pochi minuti. Eppure le motivazioni in campo erano completamente diverse: da un lato c’era una squadra che aveva disperato bisogno di punti, per giocarsi poi le residue speranze di salvezza nello scontro diretto di Udine previsto per la settimana prossima, dall’altro una compagine il cui unico obiettivo era solo quello di onorare i colori che porta in dosso, sino all’ultimo minuto della stagione. La sete di riconferma dell’ex attaccante biancoceleste, è però stata probabilmente un’arma molto piu’ aguzza e acuminata rispetto a quella che Castori è riuscito a preparare e testare più volte nel corso della settimana e questa sete è stata soddisfatta grazie all’amalgama di un gruppo che ha fatto quadrato come non mai, a palese dimostrazione di quanto sia dalla sua parte.

Quella di oggi, come era preventabile, è stata una partita maschia, figlia della posta in palio oggetto della contesa, come testimoniano i tantissimi falli e cartellini gialli distribuiti a iosa nell’arco dei novanta minuti. I padroni di casa, hanno provato a sopperire all’evidente inferiorità tecnica con grinta e agonismo, ma dopo aver subito la prima rete, si sono lentamente disciolti come neve al sole, smarrendo sia la bussola che la testa. Merito di una Lazio camaleontica, in grado di mutare piu’ volte colore della pelle in corso d’opera. Il tecnico aquilotto, ha spiazzato tutti, persino il suo dirimpettaio collega che si aspettava il solito 4-3-3, disponendo i suoi in campo con un 4-5-1 a fisarmonica che ha mandato in tilt il centrocampo biancorosso. In fase di possesso, i tre componenti del tridente Anderson-Klose-Candreva, si sono difatti costantemente abbassati lungo l’equatore, disorientando persino chi aveva su di loro licenza di marcatura. Il tedesco è diventato una sorta di regista mascherato, pronto a lanciare all’occorrenza le due ali mentre Lulic e Parolo, hanno vestito i panni delle fastidiose zanzare pronte a tagliare la folta retroguardia nemica, con i loro improvvisi inserimenti.

La bellezza di tale innovazione tattica, la si può ammirare in occasione del secondo goal di Candreva; una deliziosa azione a tre tocchi che ha fatto crollare la cinta muraria romagnola, aprendo il varco decisivo verso la conquista dell’avamposto nemico. Certo il Carpi ci ha messo del suo. Ha mandato incredibilmente alle stelle due calci di rigore e si è svegliato soltanto dopo l’espulsione di Biglia (peccato che il “prinicipito” salterà l’ultima gara di campionato all’Olimpico) ma avrà forse  preso troppo alla leggera l’impegno, pensando di avere vita facile contro una squadra che non aveva più nulla da chiedere a questo campionato. Ed alla fine dei novanta minuti è così costretta a svegliarsi da un interminabile quanto straziante incubo che quasi sicuramente culminerà con la retrocessione in serie B. Insomma, applausi scroscianti a questa Lazio che merita senza ombra di dubbio di essere salutata a dovere dal proprio pubblico, nell’ultimo match che chiuderà i battenti, contro la Fiorentina.

Cosa ha funzionato

Una Lazio camaleontica: Come abbiamo già anticipato, quella di oggi è stata una Lazio in grado di cambiare più volte pelle nel corso della gara. Da un 4-3-3 mascherato in un insolito 4-5-1, si è poi passati ad un 4-4-1-1 (fuori Candreva per Djordjevic e Klose spostato nel ruolo di trequartita) ed infine ad un obbligato 5-3-1, causa repentina espulsione del serbo e di Biglia. Insomma Inzaghi ha dato dimostrazione di essere un tecnico preparato, molto attento ai particolari

Klose e Konko: Come la settimana scorsa, è ancora una volta la legge del K2 a prevalere, ma questa volta a far coppia con il tedesco, c’è il terzino francese. Per il primo abbiamo ormai perso ogni aggettivo: un campione, in grado di poter giocare in qualsiasi posizione. Una nota di merito va invece ascritta a Konko, autore di una partita strepitosa, soprattuttto in fase difensiva e che lo consacra  a sorpresa, tra i migliori in assoluto di questa stagione

La linea mediana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.