Qualcosa è successo in quel di Norcia, non si sa cosa sia, ma la Lazio stanca, abbattuta e senza più spina dorsale ha cambiato improvvisamente volto.

“E’ primavera svegliatevi bambini”, ma non è merito dell’arrivo della calda stagione, bensì il merito è da cercare altrove. La mano di Simone Inzaghi si vede nella cattiveria, nell’aggressività, nel mordente e nel cambio gioco frenetico, non si lasciava scappare l’occasione buona in area quand’era calciatore e non se la vuole lasciar scappare da allenatore. Sicuramente non passa inosservato il feeling coi giovanissimi, sorprese inattese e riscoperte, quei giovanissimi che erano stati un po’ lasciati nel dimenticatoio di quell’ombra negativa che aleggiava su Formello.

Panchina nuova vita nuova ed eccoli lì a guadagnarsi quel po’ di riflettore, dopo Patric è sbocciato anche Edy Onazi. Era stato trascurato e relegato ai margini della squadra quasi non entrasse proprio più nei piani di Pioli, poche presenze, basso minutaggio e la stagione di Edy poteva esser raccontata così. Poi però ad un certo punto arriva Simone Inzaghi e decide di puntare su di lui, di cambiare ancora una volta l’assetto a centrocampo e la mossa appare vincente in Lazio-Empoli dove il nigeriano è diventato fondamentale. Mai più dimenticarselo in panchina! La filosofia del nuovo allenatore è presto spiegata: gioca chi lo merita e basta, non vi è imprescindibile o intoccabile, chi si guadagna la maglia da titolare scende nell’arena. Onazi solido, equilibrato e pronto a dar una mano alla flebile difesa, non a caso c’è da dire che la sua presenza in campo coincide con due partite finite con zero reti subite e cinque fatte. L’innesto di Edy ha lasciato respirare il reparto che sembrava un po’ sotto pressione restituendo i ruoli nella commedia così come erano scritti al principio: Parolo a far la parte da incursore e Lucas Biglia libero dall’eccessiva mole di lavoro anche in copertura.

ONAZI 2.0- E se tutto ricominciasse da qui? E se per una volta dimenticassimo le prove negative e ci concentrassimo solamente sulla fiducia data da Inzaghi e che Onazi ha ripagato? Due performance importanti per salvare una stagione in cui non era stato apprezzato, lasciato lì ai margini aspettando al buio. Mai protagonista del copione, sempre comparsa evanescente. Quella contro l’Empoli è stata sicuramente la sua prova migliore con la maglia dell’aquila: ha recuperato palloni, macinato chilometri su e giù per il campo, ha segnato e ha dimostrato di non aver dimenticato come si fa il centrocampista.

Non è perfetto o magistrale, ma è un ragazzo umile al quale se dai fiducia, ti ripaga dandoti tutto ciò che ha dentro e non si risparmia. Non sarà certo mai ai livelli dei grandissimi e non finirà sulle pagine dei giornali con la scritta “top player”, ma anche quelli che sfacchinano, i “lavoratori” son utili alla causa e fanno girare un intero reparto occupato dai big. Edy in finale è questo: tanto lavoro e tanto cuore a dimostrazione ancora una volta che non sono solo i piedi a fare il calciatore, ma anche ciò che si ha nel profondo. Nell’umiltà di imparare, di mettersi a disposizione e di esser pronti a dare tutto senza risparmiarsi.

In questo calcio fatto in maggioranza di campioni, grandi nomi e bomber da doppia cifra, non dimentichiamoci dei giovani “lavoratori”.

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