Se tutti sono d’accordo nel dire che la Lazio ha deluso tutte le aspettative con le quali aveva salutato la scorsa stagione, non tutti hanno un pensiero unanime nello spartirne le colpe.

“Il segreto non è aspettare che passi il temporale, ma saper ballare sotto la pioggia” e quando l’acqua comincia però ad arrivare fino al collo, contro chi puntare il dito? Oltre la dirigenza nella persona di Claudio Lotito e la dissennatezza del Ds Igli Tare, i più si son scagliati anche verso la panchina: mister Pioli, dapprima benvoluto, è diventato il tecnico della discordia. Esonero o non esonero, questo è il dilemma.

PIOLI E LA LAZIO SOSPESI A META’- Aveva ereditato una panchina bollente ed una Lazio tutta da ristrutturare, eppure contro ogni pronostico, Stefano Pioli l’aveva risanata allontanando l’aria di crisi scansandola più in là, ma la crisi non si sposta mai tanto lontano. Troppe cose da dimenticare: l’eliminazione nei playoff di Champions League, Verona e Napoli, la contestazione ed a farne le spese più grosse fu la panchina che mai iniziò a scricchiolare fin quasi a raggiungere il punto di rottura. Ma le colpe di chi sono poi in realtà? Tanti infortuni con cui il tecnico biancoceleste si è ritrovato a fare i conti, qualche errore sì, ma forse la colpa più grande è da imputare a chi non ha fornito i mezzi necessari per riparare. Si è scelto di investire sui giovani e non è una scelta stupida per carità, ma forse te la puoi permettere quando sei la Juventus che oltre alle incognite ha solide realtà.

QUANDO PIOLI SALVO’ LA LAZIO- La scorsa stagione fu nel segno della Lazio, ma soprattutto nel segno di Stefano Pioli: spolverò i nostri gioielli e li fece brillare di luce propria. Si basti pensare a Biglia che appena arrivato non stregò i laziali, ma per la fiducia accordatagli dal tecnico emiliano mise sotto i riflettori il grandissimo giocatore, il regista,l’ imprescindibile. Stefano Mauri all’inizio sembrò un gesto insano adattarlo a falso nueve, ma trovando la forza della squadra nei suoi esterni, l’ex capitano entrò in doppia cifra chiudendo la stagione 2014/2015 come la migliore nella sua carriera. E poi c’è Felipe, che qualcuno additò anche come “pippa”, ma grazie proprio a Pioli divenne Felipe Anderson, tanto grande da esser paragonato ai grandi, quelli veri. E se questi giocatori hanno brillato nel segno della sua panchina, ragazzi miei, un motivo ci dovrà pur essere!

L’ALLENATORE CON LA TESTA NEL PALLONE- Quest’anno in tante occasioni Pioli ed i suoi ragazzi sembravano non suonare nella stessa orchestra. Che sia la troppa instabilità coi continui cambi tra campo e panchina ad aver spezzato il ritmo? A causa dei svariati infortuni, la rosa schierata cambiava continuamente e continuamente si cercò un modulo di gioco alternativo che non funzionava. A me ricordò il periodo di Petkovic, anche lui ad un certo punto andò completamente nel pallone e la Lazio si ritrovava in campo senza né capo e né coda. Poi si aggiunsero i rumors col loro assordante vociare; si spararono i nomi già pronti alla sostituzione della leadership, Mazzarri, Montella, Donadoni ed in ultima battuta adesso spunta anche Eusebio Di Francesco. Pioli ed il fantasma esonero come un’ombra che gli fiata sul collo, allora mi chiederei se gran parte della sua confusione sia stata dovuta anche a questo. Nell’umiltà e nel silenzio senza sbraitare e senza proclama, Pioli guidò i suoi ragazzi fino alla Champions l’anno scorso e nello stesso silenzio oggi li guida nel percorso tortuoso in campionato ed in quello brillante in Europa League.

Lontano dai comunicati e nei “fuori onda” la panchina scricchiola ancora anche se fa meno eco di prima, ma c’è da ricordare che da parte del tecnico vennero avanzate le richieste di un difensore centrale, un centravanti ed un centrocampista, richieste che si persero nei corridoi di Formello. Gli furono affidate scommesse nelle mani e non le certezze che avrebbe voluto e le incognite pesano eccome sul groppone della Lazio. Stefano Pioli lavora con quel che ha, quindi il mio modesto parere è che, oltre a quel po’ di confusione, le colpe sono da attribuire solamente alla dirigenza perché unica colpevole di non aver fornito alla Lazio gli strumenti per volare alto.

Giù le mani dalla panchina? Non sto dicendo certo questo, ma che il dito venga prima puntato altrove!

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