La stagione passata è stata definita “sorprendente”, ma più che sorprendente direi adeguata al nostro retaggio, giusta in classifica in quanto, secondo me, dopo la Juventus del quasi Triplete era la squadra più forte in Serie A.

Talmente forte da essersi guadagnata il paragone con quella di Sven Goran Eriksson. Un anno è passato e ne sembrano passati cinque, eppure era solo maggio quando arrivò quella vittoria drammatica quanto spettacolare al San Paolo e la festa a Formello per la ritrovata Champions. Guardo quella Lazio e penso che in fin dei conti è la stessa di oggi, che non ha subito troppi stravolgimenti eppure a questo punto della stagione non ha più obiettivi, è fuori da tutto; Coppa Italia e soprattutto zona Europa. Il Sassuolo lunedì ha messo il punto sulle già striminzite speranze di agganciare il sesto posto, non certo da osannare ma neanche disprezzare. Gli ottavi di Europa League son rimasti per salvare la faccia ed alzare la testa quel tanto che basta, forse per creare l’ennesimo flebile alibi per giustificare un campionato che, oltre alle imprese di Milano e Firenze, non ha nulla poi così degno di nota. Ma cos’è che non ha funzionato in una squadra che, pur non essendo stata rinforzata è però la medesima dello scorso anno e non ha subito cessioni stravolgenti ?

INFORTUNI, DIFESA OUT, NIENTE MERCATO- No, la squadra non ha subito cessioni stravolgenti, ma sicuramente neanche ristrutturazioni adeguate. Gli infortuni sono cose che capitano, ma quando affronti il Leverkusen con metà della rosa titolare, non è ammissibile il pensiero di correre ai ripari post- qualificazione. Vedere come va e poi? Solito silenzio della dirigenza. L’ infortunio di Biglia fu tamponato, o almeno si provò, da Cataldi ed Onazi, due ragazzi giovani che in nessun modo avrebbero potuto prendere il posto di un regista indispensabile e la colpa non è certo da imputare a loro, ma ad una società frivola e superficialotta che gioca i preliminari di Champions affidandosi alla fortuna, o va al San Paolo per fare una gita di piacere. Il reparto difensivo è in balia dei venti e degli eventi in quanto si è scelto un Bisevac per mettere una toppa sull’assenza pesantissima di De Vrij, che ha lasciato una retroguardia nelle mani di un inesperto Hoedt ed un Mauricio, che tutto fa fuorchè giocare a pallone. E vogliamo parlare di Gentiletti? Altro divenuto fantasma che si aggira per Formello prendendo un ingaggio che potrebbe essere impegnato diversamente, perchè di giocatori “ombra” ce ne sono fin troppi. Arriviamo anche al parco attaccanti dove in tre, tra Djordjevic, Klose e Matri, le reti sommate non fanno neanche un un centravanti di medio livello. Il mercato poi si è incentrato su rinnovi casalinghi, anche questi in sospeso per mesi e non si è guardato oltre. Scommesse da vincere, ma ricordiamoci che Morrison, Kishna e Patric raggiungono insieme un minutaggio di quasi due match appena e sono tre giocatori!

LA STANCHEZZA DELLA GENTE- Quanto può sopportare un tifoso? Leverkusen va bene, ma poi il Chievo che forse non va bene più ed il Napoli che ti schiaccia. Stadio del silenzio, dai quasi 50 mila sfiorati lo scorso anno, a 7 mila appena in Lazio-Empoli ad addirittura soli 2 mila col Sassuolo. E si grida al record negativo! Ma l’alibi non lo creiamo comunque a questa società: nella gestione Lotito infatti la Lazio ha avuto campionati decenti ed altri da dimenticare, una sola qualificazione in Champions e l’Europa vista cinque volte, due per merito della Coppa Italia.

SPOGLIATOIO E TROPPE QUESTIONI- Lo spogliatoio quest’anno ha visto in scena parecchi psicodrammi. Iniziamo con la fascia della discordia che venne affidata a Lucas Biglia nel tentativo disperato di blindare il giocatore che oltre a Klose, era l’unico di livello internazionale, quello di prestigio. Candreva rifiutò i gradi da vice e già iniziarono i malumori. Poi ci furono le liti in allenamento e le risse sfiorate che videro Braafheid contro Radu e sempre Braafheid contro Morrison. Il caso di Ravel, che neanche ebbe tempo di disfare le valige a Formello che agitò le acque per la questione “rimane, non rimane”. Le improvvise fughe in Inghilterra adesso addirittura giustificate dai comunicati della società e qui mi viene una domanda: perchè la dirigenza si ostina a rincorrerlo, ma in campo non si vede? In ultima battuta c’è la situazione Pioli- Candreva ad accendere gli animi e spengere i morali. Nessuno può essere sollevato dalle colpe quando uno spogliatoio intero non funziona.

LA LAZIO CHE VERRA’- Lotito già piange sul debito societ

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