“Prima regola del Fight Club: non esiste un Fight Club” e quindi noi lo chiamamiamo “difensore” : Mauricio! Volevate una Lazio più cattiva? Bhè, eccovi accontentati!

Rimpiangevate il fu Lorik Cana? Eccovi accontentati di nuovo!Alla fiera dell’Est per due soldi un giocatore Lotito comprò e venne un rugbista adattato calciatore. Toglietevi dalla testa i brasiliani dal piede buono, l’ex Sporting Lisbona non somiglia a difensori come Cruz, non educatissimo in campo per dirla in modo bonario, usa spesso prendere a manite in faccia gli avversari. Un cinghiale col cuore d’oro, perchè a detta sua fuori dal rettangolo verde tante cose lo fanno commuovere, ma è sempre così; l’apparenza inganna e non poco.

IDENTIKIT DI UN LOTTATORE- Di Mauricio non se ne parlò moltissimo quando arrivò, ma noi gli vogliamo bene così cerchiamo di conoscere la sua storia tra gomitate e pugni. Classe ’85 e la sua carriera si può riassumere semplicemente dicendo che è stata un pellegrinaggio tra le squadre di mezzo Brasile. Nel 2013 arrivò in Europa con destinazione Sporting Lisbona dove, inutile a dirsi, si impose da subito come titolare collezionando anche cinque presenze in Champions. Rude, “grezzone”, dai modi e l’aspetto per nulla gentile, ma col cuore grande di un giocatore che consola un bambino dopo una sconfitta dello Sporting regalandogli la sua maglia. I bambini evidentemente per lui sono come kriptonite, Mauricio infatti non sa resistergli e si commuove.

I SUOI NUMERI- 185 cm, 77 kg, in un anno e mezzo in Portogallo ha messo a segno una sola rete e nella nostra Serie A seppur solamente dal gennaio scorso, ha raggiunto cifre da capogiro per quanto riguarda la sua personale collezione di cartellini: Mauricio è il più cattivo di tutti! Caro ormai gli è il taccuino dell’arbitro e quando alza il sopracciglio, preparatevi a scappare! Temprato, rude e determinato, questi i parametri del brasiliano. Ma per guadagnarsi lo scettro del più cattivo, ripercorriamo i suoi cartellini in biancoceleste, o almeno quelli di questa stagione sempre che riesca a tenere il conto perchè i numeri sono davvero vertiginosi: giallo con Napoli, Genoa e Verona che gli costò il doppio giallo e la sfida contro il Frosinone. Inutile a dirlo, appena il numero 33 tornò col Sassuolo immediatamente si beccò un’altra ammonizione ed in Europa rimase ai box contro il Dnipro per doppio giallo nei preliminari di Champions con il Leverkusen. Stimiamo la media a 10 ammonizioni in 17 gare e questo condito con espulsione diretta in Europa League col Rosenbborg. Insomma, mi sembra di aver ricordato tutto, qualcuno qui e lì mi sarà sicuramente scappato, ma ciò dimostra che quando uso il termine “temprato”, non esagero per niente.

PERSO SENZA STEFAN- Approdato alla Lazio nel mercato del gennaio scorso, era stato preso per arricchire la retroguardia orfana di Gentiletti. Giocando accanto ad un giocatore del calibro di Stefan de Vrij che potremmo definire come il faro del reparto, pian piano acquistò fiducia ed un pochino abbandonò la rudezza di sempre cercando di far davvero il difensore. L’infortunio dell ‘ ex Feyenoord però ebbe l’effetto tzunami spazzando via l’intero assetto della retroguardia e Mauricio sembrò perso. Le lacune tecniche vennero a galla, lacune che forse erano state trascurabili proprio grazie all’ottimo lavoro dei Stefan nell’intero reparto difensivo, perchè quando la luce di un faro si spenge le barche vanno scontrandosi sugli scogli. Maurico, ahinoi, non può assolutamente essere un leader della retroguardia, non è preciso, non ha i giusti tempi e spesso ha danneggiato la squadra proprio per quella sua veemenza che non sempre è una salvezza. Dopo l’infortunio di Gentiletti, il brasiliano per Pioli è diventato imprescindibile. Se però vi chiedete come riprenderà fiato, non vi preoccupate: inamovibile lo è per il mister, ma ci hanno pensato gli arbitri a farlo rifiatare un pò in panchina!

MAURICO ED IL SELF CONTROL- Ai tempi del Palmèrias, Maucione nostrano prese a pugni niente di meno che un suo compagno di squadra. Adesso si dice più calmo e pronto a ragionare prima di menar le mani, bravo Mauricio mica vorrai finire pure tu a parlare da Barbara D’Urso!

Sulla scia di questa mia ultima ed opinabile battuta che voleva esser ironica, ripeto a tutti quelli che reclaamavano una Lazio più cattiva: state tranquilli, siamo nelle mani (nel vero senso della parola), di Mauricio!

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