La Lazio vince e diventiamo tutti più buoni, ma nella vittoria di ieri c’è qualcuno che , almeno secondo me, proprio non possiamo dimenticare. Una storia d’amore lunga 10 anni quella tra Stefano Mauri e la Lazio.

Una storia d’amore come tante che si raccontano tra innamorati e proprio come queste parla di momenti belli e brutti, di un addio doloroso e di un ritorno a tratti anche difficile. Perchè si sa, per tornare nel cuore dei tuoi tifosi non serve solo essere un nome nella lista, ma esserci di nuovo ed ancora. Soprattutto dopo aver chiuso la stagione migliore della carriera e non è facile confrontarsi col fantasma di se stesso. Qualcuno lo voleva anche in pensione perché il Mauri tornato, non era più il Mauri regista, trequartista e falso nueve, era solo una presenza evanescente e dopo quella il silenzio, l’assenteismo . Ma se c’è una cosa che so del tifoso è che pur essendo indispettito, è sempre pronto a dare una seconda possibilità e nel match contro il Genoa e segnando ieri sera, Stefano si è ripreso la sua Lazio. Classe ’80 e bellezza mediterranea, il tram chiamato “desiderio” per il centrocampista brianzolo passò alla stazione delle giovanili del Monza e da lì non si fermò più: Meda, Modena, Brescia, Udinese ed alla fine Lazio, senza dimenticare l’esperienza in Nazionale (esordio con il CT Marcello Lippi nel 2004).

E POI ARRIVO’ LA LAZIO- Amarcord: Era il gennaio 2006, quando un centrocampista ancora sconosciuto al popolo biancoceleste arrivato in prestito, esordì nella partita d’andata dei quarti di Coppa Italia contro l’Inter (1-1). Il periodo di prova convinse la società e nell’estate di quello stesso anno, Stefano Mauri divenne ufficialmente un giocatore della Lazio, centrocampista naturalizzato trequartista da Delio Rossi. I momenti più importanti della sua storia in biancoceleste sono scritti in un insieme di date: 2010 e la Supercoppa vinta contro l’Inter del triplete firmata Mourinho, dove realizzò l’assist decisivo per il gol del vantaggio. 4 marzo 2012 ed il primo gol nel derby che consegnò il trionfo nelle mani della Lazio. 2013 arrivò la fascia di capitano e con quella, la sera del 26 maggio alzò al cielo la Coppa storica e sempre nel 2013 ci fu il buio. Il fantasma del calcioscommesse, la squalifica e la prigione, ma Stefano rispose solamente : “sono innocente”. Seppur scagionato, quell’ombra non lo abbandonò mai del tutto, come l’ironia di chi gli chiedeva addirittura le quote. Rispose con un sorriso e con i gol e nel 2015, ancora con la fascia da capitano, arrivò la vittoria al San Paolo e la qualifcazione ai preliminari di Champions League. La quiete che precede la tempesta ed infatti in estate i tifosi biancocelesti dissero addio a Christian Ledemsa ed a capitan Mauri. Punto e a capo, la storia sembrava finita in un momento, la fascia fu ereditata da Lucas Biglia e la Lazio era con la testa al Leverkusen. Formello però non dorme mai e ad appena due mesi dall’arrivederci, la società ci ripensò e riabbracciò il suo numero 6. Di Stefano Mauri se ne possono dire tante, ma la gente spesso dimentica che lui c’è sempre stato: c’è stato sulla linea della trequarti e negli assist per Klose. C’è stato nella rovesciata contro il Napoli quando il 6 capovolto, fece venire la pelle d’oca ai nostalgici diventando per un momento il 9 di Chinaglia.

Ha sorriso in un’ inchiesta nella quale solo lui ha pagato e c’è stato anche solamente come supporto morale ai suoi compagni. C’è stato in quel corridoio trovato per Candreva, quando Lulic arrivò sul secondo palo trasformando quella giornata eterna. Adesso però mettiamo via i violini e diamo a Mauri soltanto il bentornato e se è vero che il passato insegna, speriamo che il suo ritorno non sia un caso, ma una bella costanza!

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