Lo strano caso del Dottor Jekyll ed il Signor Hide, il celebre romanzo di Stevenson narrava la storia di un uomo sdoppiato tra bene e male, in un continuo altalenarsi tra le due personalità senza che mai nessuna prendesse sull’altra il totale sopravvento.

Dalla letteratura al calcio, dal calcio a Formello, Felipe Anderson quello “strano caso”: da fenomeno ad incognita, dopo esser stato paragonato dai nostalgici addirittura a Vincenzo D’Amico. Tanto imprescindibile e portato alle luci della ribalta durante la scorsa stagione, quanto evanescente, comodo in panchina e offuscato in questa. Possibile che la stellina nascente in casa Lazio non sia stata altro che una meteora?

FELIPETTO DOVE SEI?-Eccolo è lì, ma nessuno lo vede perchè non è più lui. Top e flop i due volti della stessa medaglia, sembrano convivere nel brasiliano ed è come se quel ragazzo meraviglioso e miracoloso, si fosse imprivvisamente addormentato. Non segna, neanche corre più di tanto, non dribbla ed il più delle volte sembra smarrito: Felipetto non si diverte! Eppure il popolo laziale non smette di crederci e tra spalti e poltrone, ad ogni suo ingresso in campo qualcuno dice: ” adesso ci pensa Felipetto!”, soprattutto quando la situazione è critica, perchè il popolo laziale vede ancora il “Felipe dei miracoli”. 22 anni ed una storia che oramai sembra tristemente nota di tanti baby fenomeni portati alla gloria troppo in fretta e poi bruciati dai quei riflettori della ribalta, perchè forse 22 anni son troppo pochi per capire. Ma il calcio questo esige: esige la giovinezza quasi ne fosse ossessionato. Il calcio dà e toglie e non aspetta i “potenziali” campioni. Felipe s’è perso e lo sa anche lui.

QUESTIONE DI CARATTERE- I limiti di personalità son stati noti dall’inizio, Felipe vola ad alta quota e poi si schianta. Prima di Stefano Pioli non lo aveva notato nessuno, qualcuno lo aveva anche additato come “pippa”, perchè se ha un difetto questo ragazzo, è forse quello di farsi mettere in ombra dalle personalità più forti. Un carattere che pare spesso troppo timido che lo limitò all’inizio della sua avventura romana, un carattere che non va d’accordo col suo talento. In Champions per esempio, subì il carisma dei giocatori più forti e si fece travolgere.

MISTER PIOLI- Mister Pioli tese la mano a questo ragazzo timido, forse troppo perfettino, uno di quelli che si stranisce se il gol non arriva e ci remugina sopra, gli tese la mano e lo trasormò in Felipe Anderson, quel fenomeno inatteso che esplose all’improvviso. Quello sbarbatello talentuoso che diede quasi il via ad un’asta spietata a suon d’offerte da club europei appena pochi mesi fa. Mister Pioli che lo abbracciò dopo un gol quest’anno come un padre. Qualcuno incolpa il tecnico emiliano di non aver costruito la squadra intorno a lui, come ad esempio ha fatto Sarri intorno ad Higuain, ma non addentrandomi in tecnicismi sterili, io credo che una squadra è formata da 11 elementi e non da un assolo. Il talento, o almeno quello che abbiamo visto tutti in Felipe, non può scomparitre una mattina, non puoi svegliarti e scoprire che sei diventato mediocre.

IL NUMERO 10- Il numero 10 sembra un pò una maledizione: anche Pogba all’inizio della stagione andò in crisi. Ma questi ragazzi non sono meteore, sono stelle di prima grandezza. Troppo giovani, ancora troppo candele al vento. Felipe Anderson non è stato un fuoco di paglia, non è stato solo uno baciato dalla fortuna, perchè quella ti può assistere una volta, due al massimo. L’intera Lazio in crisi per mesi e l’aria pesante intorno a Formello, forse hanno influito negativamente, ma il brasiliano non si tocca! Per adesso ciò che conta è la volontà e la sua appare chiara come ha spesso affermato ai microfoni: vuole essere quello dell’anno scorso. Il popolo laziale non dimentica e rimane vicino al suo Felipetto sperando che la sveglia suoni adesso. Forza piccolo Anderson torna tra i grandi!

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