Non è il tifoso a scegliere la maglia, è la maglia a sceglierlo quando lo trova degno. 115 anni di storia, nata a Piazza della Libertà: ci sono cose che solo un Laziale capisce.

Non si diventa della Lazio, la Lazio si tramanda di padre in figlio come un’eredità fatta di fede, speranza ed orgoglio. Laziale lo si è dalla nascita. La maglia è una seconda pelle non solo per i giocatori in campo, ma soprattutto per i suoi tifosi che devono sempre sforzarsi di vedere la luce nel tunnel, che non devono farsi abbattere dai momenti bui, ma devono abbatterli. Vedere sempre l’arrosto oltre il fumo. Quel laziale di cui io parlo, è quello che sa bene che non si deve piacere per forza ai media, che è meglio non sbraitare, non far la voce grossa, non annunciare vittorie prossime e capire il vantaggio di esser poco appariscente preferendo l’umiltà ai proclama.

LA NOSTRA STORIA- Nonostante la deformazione per gli eventi indecorosi che l’hanno macchiata, insudiciata e sputtanata, la storia è unica e non si rinnega. Di padre in figlio si tramanda quell’orgoglio tutto romano di tifare la prima squadra della capitale. Le date si lasciano alla storia, ma un laziale sa quanto pesi quell’eredità e quel 9 gennaio del 1900. Il laziale sa rispondere alla domanda: perchè non vi chiamate Roma se siete i primi? Perchè una legge in vigore prima degli anni ’20, impediva alle società di dare il nome della città alla squadra ed esempi chiari sono; Milan , Genoa e Juventus. Ma poi alla fine il laziale nulla deve spiegare a nessuno. Noi siamo la tradizione, il resto? La storia c’è chi la fa e chi la racconta, la storia di Roma è la Lazio!

L’AQUILA SUL PETTO- Il laziale onora la sua squadra e caro , come quasi a nessun altro, gli è il suo simbolo: l’Aquila. Commovente, maestosa Olimpia quando sull’Olimpico spiega le sue ali e guarda tutto dall’alto, volo che secondo gli antichi era caro a Giove, simbolo di grandezza e di vittoria.

LA MAGLIA DEI -9- C’era il burbero Eugenio Fascetti e le lacrime di Giuliano Fiorini: ricordo che inorgoglisce il laziale. La Lazio dei meno 9, la maglia della stagione 1986/87 quando i biancocelesti partiti con una penalizzazione di 9 punti, centrarono la salvezza. La maglia presentata lo scorso anno con l’aquila stilizzata richiama quella di tanti anni fa, in onore di quei gladiatori che non si arresero. La Lazio di ieri incontra quella di oggi e si stringono in un unico grande abbraccio, in un unico grande coro di migliaia di voci che cantano all’unisono. Poesia? No, è Lazio! 26 MAGGIO- Bisbigliato dalle fronde, cullata l’attesa dallo scorrere del Tevere, il derby della capitale non è una partita, è “la partita”: Lazio – Roma non si dimenticherà l’indomani, si dimenticherà a fine stagione. Ma nulla si dica più, in nessun villaggio, i fatti che contano successero il 26 di maggio, quando al cielo fu alzata la storica Coppa Italia che mai avrà rivincita alcuna, che la farà sempre da da padrona negli annali di tutti i derby giocati. Quel che fai in vita echeggia nell’eternità si dice e tra gli spalti dell’Olimpico echeggerà sempre il nome di quel numero 19, Senad Lulic che immortalò per sempre la storia della Lazio, perchè laquila è Roma con tutti i suoi eredi. Il laziale ed un numero tutto suo: er 71!

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