Poteva andare meglio, ma anche molto peggio. Il sorteggio di Montecarlo accenna un timido sorriso alla Lazio di Pioli estratta per prima dall’urna due del “Grimaldi Forum”. Dnipro, Saint-Etienne e Rosenborg, ecco le avversarie che Klose e compagni troveranno sulla strada verso i sedicesimi di finale.

Considerando le insidie Tottenham, Borussia Dortmund, Schalke 04 nell’urna uno e le mine vaganti Monaco e Fenerbahce in quella numero tre, ecco che la Lazio può ritenersi moderatamente soddisfatta dall’esito del sorteggio dell’edizione 15/16 dell’Europa League. Le mani di Ivan Dragutinovic, ex bandiera del Siviglia e due volte vincitore del torneo, hanno pescato discretamente. Ne sono consapevoli a Formello. Evitati gli avversari che avrebbero dato al girone G una connotazione da gruppo della morte. Lazio in seconda fascia, le teste di serie erano quasi tutte di grande livello. Il Borussia Dortmund di Tuchel era il pericolo principale, il mostro a tre teste dal quale girare a largo. La Lazio c’è riuscita, ha pescato il Dnipro finalista della scorsa edizione, ma anche orfano di Konoplyanka e Kalinic passati rispettivamente al Siviglia e alla Fiorentina. Dal pot numero tre è spuntato il Saint-Etienne, squadra talentuosa ma anche lunatica, come le sue stelle Hamouma, Monnet-Paquet e Bahebeck. Infine il Rosenborg, squadra di quarta fascia e dal blasone un po’ malandato. I norvegesi non sono più la squadra che prendeva regolarmente parte alla Champions, ma sono stati capaci di eliminare la Steaua Bucarest nel playoff. Occhio al meteo: Ucraina e Norvegia non sono i posti più accessibili e comodi da questo punto di vista e il clima potrebbe diventare un fattore, soprattutto se la Lazio dovesse andare a giocare sui campi di Dnipro e Rosenborg da novembre in poi.

DNIPRO – A un passo dal miracolo, a un passo dal trionfo. Il 29 maggio 2015 resterà comunque scolpito nella storia del Dinpro Dnipropetrovsk, arrivato per la prima volta alla finale di una competizione europea. I gol di Bacca e Krychowiak mandarono in frantumi il sogno di alzare al cielo di Varsavia l’Europa League, ma la truppa di Miron Markevich è comunque entrata nella leggenda del club ucraino fondato nel 1925, che solo dopo la dissoluzione dell’URSS prese l’attuale nome ucraino, abbandonando il russo Dnepr. Rispetto alla squadra della passata stagione, vero incubo del Napoli, le novità sono soprattutto due. Hanno salutato Konoplyanka e Kalinic, cioè i due giocatori di maggior talento della rosa a disposizione di Markevich. Il primo, dopo essere stato vicino alla Roma, è approdato al Siviglia a parametro zero. Eh già, quoque tu, Jevhen Konoplyanka alla corte dei distruttori dei sogni del Dnipro. Ma il calcio è anche questo e dopo l’esterno destro, ecco che fare le valigie è toccato pure a Ivan Kalinic, numero 9 che è andato a rimpolpare il reparto avanzato della Fiorentina e a raccogliere la non pesantissima (dispiace dirlo) eredità di Mario Gomez. Due partenze e quattro arrivi: i nomi non sono altisonanti, ma qualcuno avrebbe scommesso sulla rosa del Dnipro 12 mesi fa? Dal Lille è arrivata l’ala destra costaricana John Jairo Ruiz, 21 anni, velocità e buona tecnica. Acquisti con propensione offensiva anche Danilo e Michel Babatunde acquistati dal Metalhur Dontesk e dal Volyo Lutsk. Il primo è un trequartista, il secondo un esterno mancino. Deve ricostruire Markevich, ripartendo dalle certezze. Il capitano Rotan è una di queste. Centrocampista abile con entrambi i piedi, sa essere letale da fermo e a 33 anni ha l’esperienza giusta per fare da chioccia ai giovani che affollano la rosa del Dnipro. In porta, con il numero 71 sulle spalle, il portiere Boyko è una sicurezza, per informazioni chiedere a Higuain. Douglas, guida la difesa, è stato accostato alla Lazio, chissà che il mercato non cambi maglia a un protagonista del gruppo G. Davanti ci sono Seleznev -giustiziere del Napoli lo scorso anno in semifinale- e Bezus. Hanno rapidità e senso del gol, possono diventare insidiosi se le maglie della difesa si allargano lasciando spazi invitanti. Occhio anche a Roman Zozulya, 25 anni, ora fuori per infortunio. E’ uno dei punti di forza della nazionale ucraina, ha fisico e resistenza, è un factotum dell’attacco, uno di quei giocatori che non mollano un centimetro e vedono pure la porta con buona facilità. Il Dnipro, dunque, è avversario da prendere con le molle, ma non insuperabile. Markevich ha appreso con sapienza la lezione italiana del “prima non prenderle”: si copre, non lascia spazi e poi colpisce in contropiede. Un atteggiamento tattico difficile da affrontare, soprattutto per una squadra come la Lazio che si esprime meglio a campo aperto, quando giocatori come Candreva e Felipe Anderson possono prendere vel

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