Ci sono maglie più pesanti di altre, numeri che si portano dietro una storia e una scia di leggenda. Casacche che devi saper portare e soprattutto devi essere in grado di onorare. La 9 è una di queste: è -se vogliamo- la regina delle maglie, il numero del killer, di chi deve saper colpire al momento giusto e muoversi su un sottilissimo margine d’errore.Responsabilità e oneri, che solo pochi sanno trasformare in onori. Filip Djordjevic ci sta riuscendo e – badate bene – la sua è un’impresa ancor più notevole. Perché il serbo è arrivato alla Lazio con le spalle sovraccaricate dallo scetticismo di un ambiente (troppo) spesso isterico e incapace di aspettare il riscontro del campo. I gol al Nantes non potevano cancellare quell’essere arrivato a parametro zero che gettava su Filip l’inquietante ombra del bidone dimenticato dai grandi. L’impatto, però, è stato devastante. Sei reti in 11 presenze, una ogni 130 minuti. Praticamente un gol ogni partita e mezzo. Mica male per chi era atterrato a Roma senza clamore. Per usare un eufemismo. Djordjevic si è preso la Lazio, l’ha fatta sua, mettendo in campo sacrificio, cuore e attributi. Un mix perfetto per chi vuole farsi amare dalla gente. Se poi a queste tre virtù, si aggiungono pure i gol, ecco che l’idolo perfetto è pronto per essere adorato dalle folle. Lotito e Tare se lo godono, Klose lo elogia, la squadra lo avverte sempre più trascinatore. Gli manca un gol a una grande e la Juve può essere la vittima perfetta, la migliore per dare continuità alle ottime prestazioni precedenti alla sosta: “La Juve è la squadra migliore d’Italia, abbiamo grandi motivazioni, giochiamo in casa e vogliamo vincere. Cosa temo di loro? Hanno grandi calciatori, sono forti. Per noi è importante non essere lontani da loro in classifica”.

E’ vero che ti voleva anche la Roma? “Non lo so… (ride ndr)”

Cosa significa per te il calcio? “Sono nato per essere un calciatore, non ho mai fatto altri sport. Il calcio è tutto per me. Se non avessi fatto il calciatore? Sarei un business man”.

Ci sono giocatori ai quali ti ispiri? “Mi piaceva molto Hernan Crespo e poi Kakà anche se non era un attaccante. Ma era impressionante vederlo giocare nei suoi primi anni in Italia”.

Sei nato attaccante o hai coperto anche altri ruoli? “Giocavo mezzala sinistra -racconta Djordjevic ai microfoni di SkySport24-, ma per il fisico sono stato spostato in avanti, ero bravo di testa ed ecco che sono diventato attaccante”.

Le tue esultanze sono sempre molto contenute, hai in mente di cambiare, magari per un gol nel derby? “Sono contento quando segno, vediamo se cambieremo qualcosa in futuro. Il derby lo voglio vincere, voglio cogliere una grande vittoria con la squadra”.

Com’è giocare con Klose? “Con lui tutto è facile perché un grande professionista e un calciatore meraviglioso, tra noi non esiste nessun dualismo. Poi c’è Biglia, che è un leader, che parla poco ma ci guida in mezzo al campo. Anche Candreva e Lulic sono giocatori di qualità”.

Cosa ti porti dentro della notte di Belgrado (quando la partita tra Serbia e Albania venne sospesa per i gravi incidenti scoppiati in campo e sugli spalti ndr)? “Non è stata una bella cosa per il calcio, è una questione politica e non è stato bello da vedere. La Serbia vuole andare a Euro 2016 e cancellare quella notte”.

Hai avuto modo di apprezzare Roma? “Sono sempre in centro. Roma è bellissima, mi piace tutto di questa città”.

Ti sei sposato da poco, tua moglie è un valore aggiunto per la tua vita e la tua carriera? E’ la mia forza, mi aiuta molto nel mio lavoro e nella vita ed è molto importante per avere la testa giusta”.

Ti ha dato fastidio che ultimamente si sia parlato molto di lei? “Lei è una modella, fa il suo lavoro e non mi interessa cosa dicono gli altri”.

Quali sono i tuoi obiettivi con la Lazio? Vorrei giocare in Europa il prossimo anno, è questo il mio sogno. Lo Scudetto? Nel calcio tutto è possibile…

fonte: lalaziosiamonoi.it

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