Una tripletta per la storia, tre gol per entrare nel pantheon dei bomber biancocelesti. Filip Djordjevic si è caricato la Lazio sulle spalle, lo ha fatto nella notte più importante, quando la nave biancoceleste rischiava di affondare ancor prima di mollare gli ormeggi.Classe e tempismo, l’uomo giusto al momento giusto, caratteristiche fondamentali per chi ha deciso di puntare all’immortalità. Il serbo è tornare a parlare della magica notte siciliana, lo ha fatto ai media del proprio paese. E’ stata sicuramente la miglior partita della mia carriera, mi è riuscito tutto. Erano cinque giornate che aspettavo il gol, ma non posso certo lamentarmi, è stata la ciliegina sulla torta perché questa tripletta è arrivata il giorno dopo il mio compleanno, è stato tutto perfetto. Ciò che ho vissuto a Palermo non potevo immaginarlo neanche nel migliore dei sogni”. Arrivato in sordina, il serbo ha già conquistato tutti. Sono bastati 3 mesi per entrare nei cuori del popolo laziale nonostante le pressioni di una piazza esigente come quella romana. “Onestamente non ero sotto pressione, ma gli attaccanti hanno bisogno di gol. Ho cercato di farmi trovare pronto, sapevo che prima o poi avrei raggiunto il mio obiettivo. Già a Genova ero andato bene, avevo avuto due-tre occasioni, ma mi ero fermato sulla traversa. Poi anche con l’Udinese ero andato bene, ma non mi aspettavo una prestazione del genere, sono sorpreso anche io”.

DALLA FRANCIA…ALLA FRANCIA – Sei anni e mezzo con la maglia del Nantes, l’approccio al calcio italiano poteva rappresentare uno scoglio difficile da superare, ma non per Djordjevic. “In Francia conta più l’aspetto fisico e meno la tattica, in Italia invece gli allenatori muovono i giocatori come pedine sulla scacchiera. Tuttavia sapevo già cosa aspettarmi, ho parlato con qualche giocatore che aveva militato nel campionato italiano. Basta mi ha aiutato molto, mi sento come se fossi qui da anni”. Tra pochi giorni il confronto tra Serbia – Albania, da una parte Djordjevic e Basta, dall’altra Cana – Berisha, un derby a forte tinte biancocelesti. “Quando giochi in Nazionale non dobbiamo sentire pressione. Siamo una grande squadra, pochi in Europa possono vantare la nostra qualità. Dobbiamo essere uniti, non prendo neanche in considerazione la possibilità di non qualificarci per il prossimo europeo (che si giocherà proprio in Francia, ndr). La partita con l’Albania? Abbiamo già iniziato a pensarci, anche all’interno dello spogliatoio. Il calcio è anche questo, serbi e albanesi seduti allo tavolo. Fuori dal campo siamo amici, ma nel rettangolo verde nessuno sconto”.

ROMA ED EUROPA, I SOGNI DEL SERBO Un corteggiamento durato 3 mesi, una trattativa lunga e complicata che ha resistito anche al tentativo di inserimento da parte di altre squadre. Con la Lazio è stato amore a prima vista, il serbo aveva già scelto. “Cerco di portare la mia esperienza, questo è un grande club e Roma è una città eccezionale in cui vivere. Ci sono grandi aspettative da parte dei tifosi, loro vorrebbero che noi fossimo allo stesso livello della Roma, ma questo è un compito arduo, loro sono più forti finanziariamente. Noi siamo una buona squadra, l’obiettivo è quello di tornare in Europa, classificarci almeno tra le prime cinque”. Idee chiare per Djordjevic, il serbo sembra essersi calato alla perfezione nel suo nuovo habitat. Missione non impossibile per chi, dopo sole 5 partite, ha già scritto la storia.

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