“Un ragazzo gentile e maturo. È questa la prima impressione che si ha quando si parla con Joseph Marie Minala”. Inizia così l’articolo a firma dell’inviata di GloboEsporte.com, Clauda Garcia, giunta sino a Bari per intervistare il centrocampista camerunense. L’ex Primavera biancoceleste ha fatto parlare di sé in tutto il mondo,purtroppo non per le sue doti calcistiche. Minala è nato nel 1996, ha 18 anni ma ne dimostra molti di più. È bastato questo per scatenare un tam tam mediatico che a quanto pare non è ancora giunto all’epilogo. Ma le polemiche non l’hanno scalfito, anzi, l’hanno reso più forte. Non potrebbe essere altrimenti visto il suo passato: “La vita che ho fatto in Africa non ve la immaginate nemmeno lontamente. Sono cose personali – racconta – che non dirò per nessun motivo al mondo davanti a una telecamera, che mi hanno fatto crescere. In molti ancora non credono alla mia età, gli avversari in Primavera mi prendevano in giro, spesso mi provocavano dicendomi che non potevo giocare in quella categoria. Forse dicevano così perché io sono abituato a vincere”.

“DEVO TUTTO A MIO FRATELLO…” – Quando gli viene chiesto chi ha reso possibilie il suo sogno di diventare un calciatore, non ha dubbi: “Se oggi sono qua devo ringraziare mio fratello (il terzo di undici, ndr), perché mi ha incoraggiato a inseguire il mio sogno e mi ha protetto. Nel mio Paese volevo solo uscire la sera e divertirmi, imitare i più grandi, non volevo fare nient’altro. Se doveva darmi uno schiaffo in faccia per impedirmi di uscire, lo faceva. Mi diceva sempre che dovevo approfittare del dono che avevo, che quando giocavo a pallone si vedeva che avevo qualcosa in più degli altri e non potevo sprecare questa opportunità. Mi ha aiutato a seguire la strada giusta, è stato molto importante per me”. Poi torna con la mente all’arrivo in Italia: “Cinque anni fa sono arrivato a Roma con un imprenditore senegalese che mi aveva promesso un provino con il Milan. Questa persona mi aveva anche regalato un dizionario di italiano per imparare velocemente la lingua. Ma quando siamo arrivati alla stazione Termini, si è allontanato un attimo dicendomi che sarebbe tornato subito. Ma non tornò. Ero solo, senza soldi, con i miei bagagli. L’unica cosa che ho pensato è che sarei dovuto andare alla polizia e raccontare quanto mi era successo”. 

L’ASCESA – Minala viene trasportato in ospedale, sottoposto a controlli di routine per poi essere trasferito in un centro d’accoglienza chiamato. Ci pensa il suo talento con la palla al piede a fargli tornare il sorriso. Dopo aver vestito la maglia della Vigor Perconti, il Napoli lo scova nella Città Eterna e decide di acquistarlo. Ma i dubbi sull’età del ragazzo fanno temporeggiare la società partenopea, che permette così alle altre pretendenti di farsi sotto. Inter e Roma restano alla finestra, poi arriva la Lazio che brucia la concorrenza. Il primo contratto, i primi soldi: Joseph non ha dubbi su come utilizzarli: “La maggior parte dei miei soldi li uso per aiutare la mia famiglia. Mio padre non lavora, mia madre cerca di fare il possibile, ma non si può dire che abbia un lavoro serio. Dei miei fratelli, solo uno lavora davvero. In Africa purtroppo va così, io spero di impormi nel calcio professionistico per continuare a essere d’aiuto alla mia famiglia”. Con la Primavera della Lazio incanta, sorprende per classe, dinamismo e cattiveria sotto porta. Vince una Coppa Italia di categoria, nelle Final Eight viene sopraffatto dal nervosismo e non può aiutare Inzaghi ad agguantare lo scudetto. Tempo di calciomercato, in tante lo vogliono. Alla fine la spunta il Bari di Paparesta, il ragazzo coglie al volo l’occasione e vola in Puglia. Il debutto con i Galletti tarda ad arrivare, ma arriverà. Così come la convocazione in Nazionale: “È il mio sogno giocare con la maglia del Camerun, il mio Paese. Se un giorno dovessi ottenere la cittadinanza italiana potrei anche pensare di giocare per l’Italia, ma ripeto, sogno di rappresentare il Camerun, devo tanto a quella terra”. Non si preclude nessuna possibilità, nemmeno quella di giocare un giorno in Brasile: “Credo che mi troverei bene nel campionato brasiliano, lo guardo molto e mi piace. È molto tecnico e attraente. La mia squadra preferita?Il São Paulo”.

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