Di ritorno dalla Nazionale, il Cesena nel mirino. Digerita la panchina nell’amichevole tra Serbia e Francia, Dusan Basta ha indossato nuovamento la casacca biancoceleste, la seconda giornata di campionato è ormai alle porte. Vuole dare una sterzata alla stagione della Lazio, percorrendo senza soluzione di

continuità la fascia destra, il suo habitat naturale. Ai microfoni della radio ufficiale biancoceleste è intervenuto proprio il terzino serbo per parlare del prossimo impegno, di obiettivi, derby e tanto altro. Di seguito l’intervista integrale. 

Dusan, si è conclusa un’altra giornata di allenamento. Com’è andata?

“Bene, sono contento di come stiamo lavorando. I nazionali sono tornati, manca solo Parolo che tornerà domani: speriamo con buone notizie (mentra il serbo parla, Parolo è diventato papà del piccolo Dante, ndr). Abbiamo tutto per preparare al meglio questa partita col Cesena. Noi abbiamo bisogno e urgenza di fare punti, ce la metteremo tutta, è importante per noi. Nella partita con il Milan possiamo anche trovare qualcosa di buono, ma quando si perde e va male bisogna solo fare meglio”.

Cosa salvi del match con il Milan?

Eravamo propositivi, volevamo fare bene. Alla fine abbiamo giocato in maniera positiva, non ci siamo mai messi tutti dietro cercando di ripartire in contropiede come hanno fatto loro. Forse dovevamo essere più cattivi ed evitare di prendere gol facili”.

Ti aspettavi un Milan così difensivista?

No, non me l’aspettavo sinceramente”.

Contro il Cesena vedremo sempre una Lazio propositiva?

“Prima della partita non si può sapere cosa succederà. Dico però che sono contento di come stiamo lavorando e di come è andata la preparazione. È anche vero che abbiamo cambiato tanti giocatori, non è facile trovare subito i giusti meccanismi e il ritmo partita. Dobbiamo insistere e far vedere domenica i risultati del lavoro svolto”.

Come procede il tuo ambientamento a Roma?

Bene, sono contento. Roma è una bella città se non la più bella del mondo. Sono felice di essere qui, ho trovato casa vicino Formello così evito anche il traffico (ride, ndr). Mi dicono che qui ce ne sia parecchio, ma io sono di Belgrado e sono abituato, ci sono 2 milioni di abitanti”.

Quando sei arrivato in Italia come ti sei trovato?

“Quando sono arrivato all’Udinese ho firmato 5 anni di contratto, ma il primo anno sono andato al Lecce in prestito nell’ultimo giorno di calciomercato. Prima di venire in Italia dicevo sempre nelle interviste che mi sarebbe piaciuto venire in questo Paese, mi piaceva il calcio italiano. Negli anni ’90 questo era il miglior campionato, adesso è un po’ calato ma io spero che torni su livelli alti. Quando ami una cosa e hai voglia di conquistarla la ottieni. Poi ho imparato subito la lingua, è stato abbastanza semplice”.  

Quali sono le differenze tra il calcio serbo e quello italiano?

“Il calcio serbo non è di alto livello, ci sono due suadre forti come la Stella Rossa e il Partizan, che ha vinto anche una Champions League. Hanno vinto tantissimi scudetti, queste due sono le squadre che partecipano sempre alle competizioni europee, soprattutto all’Europa League. Per il resto il livello è piuttosto basso. Io nel 2005 ho avuto Zenga come allenatore, ho imparato tanto perché lui lavorava molto da italiano”.

Come procede invece l’adattamento di Filip Djordjevic?

“È un ragazzo intelligente, sveglio. Non lo vedo in grande difficoltà, anzi. Si sta ambientando molto bene”.

Domenica i tifosi torneranno allo stadio…

“È molto importante ritrovarli, soprattutto quando giochiamo in casa ci mettono le ali ai piedi. Ci danno la possibilità di ottenere punti più facilmente”.

Cosa ne pensi del derby capitolino?

“Ho giocato quello tra la Stella Rossa e il Partizan, mi dicono che qui si sente anche di più. Noi dobbiamo pensare sempre partita per partita, quando arriverà il derby lo prepareremo bene. Secondo me l’allenatore in certe gare non deve motivare la squadra, anzi deve calmarla. Saremo motivati a mille”.   

Con Pioli come va?
“È un allenatore che parla molto con noi ed è una cosa fondamentale: se una cosa non va riesce a comunicarla e il giocatore comprende subito l’errore e capisce cosa deve fare sul campo”.

E il rapporto con la squadra com’è?
“Buono, appena sono arrivato ho visto subito che sono tutti bravi ragazzi. Anzi, forse dentro al campo dobbiamo essere più furbi e più cattivi per fare meglio, perché il calcio è così”.

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