Basterebbe parlare di 𝐆𝐔𝐒𝐓𝐀𝐕 𝐈𝐒𝐀𝐊𝐒𝐄𝐍 per riassumere una stagione passata tra quarantordici sfighe abbattute sul 𝘮𝘪𝘤𝘳𝘰𝘤𝘰𝘴𝘮𝘰 𝘍𝘰𝘳𝘮𝘦𝘭𝘭𝘪𝘢𝘯o e momenti in cui la Lazio c’ha messo del suo per darsi la zappa sui piedi.
Momenti in cui pensavo assiduamente: “Ma che c̶a̶z̶z̶o̶!” e, alcune volte, era da mettersi le mani nei capelli annegando in una vasca di 𝑇𝑎𝑣𝑒𝑟𝑛𝑒𝑙𝑙𝑜 riscaldato.

E intanto chiunque passasse davanti ad una telecamera (Fabiani) ci assicurava che era tutto sotto controllo…..
Credibile al pari delle mie chiacchierate con il parrucchiere.
Stavolta però confesso; ero stufa. Non avevo più curiosità spasmodiche, nemmeno intorno ad ISAKSEN che, dopo un anno a portare pazienza, qualsiasi forma di hype si era andata sgonfiando come un soufflé mal fatto.
Cioè, ora ripetetemi quante aspettative gli avevamo rovesciato addosso? Quanto c’avevano spoilerato di un exploit simil-Anderson?
Sadico cliffangher; ¡sbadiglio!
La verità è che il percorso di GUSTAV a Formello non è stato mai del tutto coerente. Avrebbe anche potuto indirizzare a nessun altro epilogo se non a quello del siluramento…. Ma… Attenzione… Così sembrava a fine maggio ma non sarà.
Trascurando anche la stampa che lo piazzava nei titoloni a tradimento come un sadico scroll a fine campionato (gara contro il Pisa) “𝐶𝑙𝑎𝑚𝑜𝑟𝑜𝑠𝑜 𝐼𝑠𝑎𝑘𝑠𝑒𝑛 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑓𝑖𝑢𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑒𝑛𝑡𝑟𝑎𝑟𝑒”, tra una news su Gila al Napoli ed il nuovo taglio di capelli di Zaccagni.
Isaksen avrebbe presto spiegato che il motivo per cui non aveva accettato di entrare era perché si sentiva tirare l’inguine.
Reputo più interessanti le paturnie di mia zia che non ha digerito la carbonara.
𝑴𝒆𝒔 𝒚𝒆𝒖𝒙 ; P̲u̲b̲a̲l̲g̲i̲a̲ e, dunque, il giocatore ha scelto il suo percorso terapeutico per curarsi il fastidio che lo ha frenato nell’ultima parte di stagione.
Come raccontato dal 𝐶𝑜𝑟𝑟𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑆𝑝𝑜𝑟𝑡, intraprenderà la medesima strada intrapresa da Nicolò Rovella sperando in un esito diverso. Niente operazione, avanti con la terapia conservativa, riposo, fisioterapia, allenamenti personalizzati fin quando non arriverà l’ok per tornare. La speranza è che possano bastare 30 giorni dall’inizio del ritiro.
Un’ annata passata tra la mononucleosi – per cui saltò completamente il ritiro a Formello e ne ha compromise i primi mesi di Serie A- e la pubalgia che gli ha abbassato il rendimento durante le ultime partite, rinunciando anche alla convocazione della Danimarca.
Va da sé ; il sorpasso tattico fu netto con Cancellieri che scalò le gerarchie relegandolo in panchina. Matteo si impose come esterno offensivo di riferimento grazie a prestazioni continue e una condizione fisica eccellente fino a…. al suo infortunio.

Nessuno scheletro nell’armadio, non c’è Bruno Barbieri che ribalta l’esito della puntata di “Quattro Hotel” sul finale.
Con buona pace di tutti, Isaksen e le sue mancate paturnie non mi fanno l’effetto oasi nel deserto.
S𝐢n𝐜e𝐫i𝐭à p𝐞r s𝐢n𝐜e𝐫i𝐭à; Il danese riesce ad accendere alcuni momenti in alcune partite ma, allo stesso modo, non riesce a cavalcarne le più sadiche dinamiche. Risultato? Non mi dona particolari picchi di share.
Forse con Baroni che, per caratteristiche, giocava un calcio più adatto a lui.
E niente, c’è che la nostra vagonata di trash-mercato è tornata fissa a riempirci le giornate fino a settembre.
C’è chi vuoi vendere al primo che passa trasudando disperazione e poi c’è chi ti tieni perché aspetti l’offerta che valga davvero la pena.
Nella seconda casistica rientra ISAKSEN.
Ma -occhio- perché ciò che l’estate ha unito l’estate potrebbe separare. Lo sappiamo tutti che a fronte di un’offerta vantaggiosa, Lotito lo silurerebbe tempo zero.
O sbaglio?

Baci baci, Xoxo 💋
