Ho capito: questo è l’anno della svolta, ma anche quello dei grandi e sofferti addii. Ahimè, non ho fatto ancora in tempo ad immaginare una Lazio senza Lulic e Parolo, che già mi tocca immaginarne pure una senza Angelone Peruzzi.

Diciamocelo chiaramente, la comunicazione biancoceleste finale, lascia parecchio a desiderare. SOUND OF SILENCE e noi ci dobbiamo aggrappare a parole dette a mezza bocca sperando che, almeno alcune di queste, siano poco più che bagianate.

Se ne parlava ormai da una settimana o giù di lì, ma stando a quanto raccontato da il Corriere dello Sport, la Gazzetta dello Sport e tutto il cucuzzaro, è ufficiale: Peruzzi non è più il club manager della Lazio,  con tanto di avvistamento di Angelo a Formello per rescindere il contratto che si sarebbe concluso nel 2022.

Per chi un po’ ha imparato a conoscerlo, Angelone non è uno che se ne va sbraitando in giro, al contrario, ha sempre preferito la riservatezza al vomitare veleno a destra e sinistra.

E per questo garbo, forse, lo dovremmo ringraziare perché di pagliacciate in giro, francamente sono satura.

L’uomo si valuta soprattutto dalla sua eleganza e spesso, è il silenzio.

Certo, avrei preferito un saluto di quelli che ti strappano via il cuore, ma dire ADDIO non è mai facile.

Finisce così una lunga storia d’amore, iniziata molto prima del 2016, vissuta dapprima nelle vesti di calciatore e poi da dirigente.

Motivo delle dimissioni sarebbero le divergenze inconciliabili con Lotito.

Alla base di tutto il malcontento lamentato da Peruzzi per la poca autonomia nella gestione del suo ruolo.

Questione che era uscita fuori già lo scorso anno quando le parti giunsero ad un passo dalla separazione. Il "caso" rientrò, ma non fu mai risanato pienamente. 

I disaccordi avevano continuato a costellare il rapporto già incrinato col patron capitolino.

Sono rimasta basita, vi dico la verità. 

Non è servito nemmeno l’intercedere di Maurizio Sarri che, nelle vesti di paciere, aveva  tentato di convincere l’ex portiere a restare. 

Non c’è ancora l’annuncio ufficiale dell’addio avvenuto con un anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza del contratto, ma secondo alcuni quotidiani ci sarebbero già le firme sui documenti.

La Lazio e Peruzzi si dividono e la storia finisce.

Dispiace anche a Sarri che pur "ultimo arrivato", come tutti noi aveva capito il reale valore dell’ex portiere all’interno della società.

Per quanto riguarda Peruzzi, sarò brutalmente sincera: avrebbe potuto benissimo fingere, con sorrisi falsi da Auronzo di Cadore fino alla naturale scadenza del contratto.

Qualche mese, un annetto al massimo, per portarsi a casa lo stipendio, o montare "casi" sui social appassionando i tifosi.

Invece ha preferito fare il suo, sicuramente crudo, sicuramente "muto" ma quantomeno onesto, risparmiandoci la presa in giro e la scocciatura di scrivere roba sulla "rottura" con la società per poi rettificare.

Tipo una volta ogni due settimane.

Va benissimo essere composti e riservati, qui siamo in uno dei club più trash, quindi, magari ci aspettavamo almeno un po’ di folklore alla Luis Alberto.

Intanto guardiamo, aspettiamo perché, il colpo di scena,  è sempre dietro l’angolo.

(Parolo?… Mah….)

Simplemente, Xoxo.

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