Non voglio piangere… Non voglio piangere… Ma io sono una inguaribile emotiva e dire che non mi sta scappando una lacrima, sarebbe assolutamente falso. 
Soprattutto poco dopo aver caricato la foto per pubblicare questa mia chiacchierata. 
Spoiler Alert: sarò malinconica. 
Carico, insomma, la foto e me li vedo là, Lulic e Parolo con l’aquila sul petto, su un treno in viaggio per chissà quale trasferta. 
È strano come a volte sai già che ti arriverà un palo in piena faccia, eppure la botta è fottutamente forte comunque. 
Per capirci, la medesima roba capitava alle superiori. Sapevo benissimo che sarei stata interrogata in matematica il giorno dopo, però rimanevo convinta che l’avrei svangata tanto che, a sentir chiamare il mio nome, cadevo dalle nuvole. 
-Te pigli 4, ma allora sei scema?!-, mi ripeteva qualcuno. 
La stessa cosa è successa oggi. 
Avevo sperato che Sassuolo non fosse stato il tempo dei saluti in una gara totalmente inutile al mondo.
Avrebbero meritato una battaglia. Ma di quelle tostissime, quelle che al triplice fischio tremano le ginocchia.
Sapevo che sarebbe arrivato il momento di dirsi "buona vita" e non si è mai pronti in fondo.
Io non lo sono, ma il momento arriva e se ne frega se sei pronta.
La giostra si ferma, prima o poi il giro finisce e finisce un’era.
Cari "amici miei"
Cari Lulic e Parolo, compagni in un lungo cammino accidentato e bello che c’ha portati sin qua. 
Solo gli ultimi romantici capiranno quello che sto per scrivere. 
Esistono due tipi di laziali. 
Quelli che si sono commossi e quelli del – so’ vecchi- buttato lì con totale noncuranza. 
E poi niente, pure coloro che hanno dato l’anima devono gettare mestamente la spugna di fronte ad un avversario invincibile: il tempo che passa. 
Paradossalmente, nell’universo Formelliano dove notoriamente le cose funzionano al contrario rispetto alla realtà, finivano sempre per avere la meglio nei confronti di qualche ragazzetto giovine. 
Mai banali ma, semplicemente, OVER 30.
La dura legge del gol, c’era Max Pezzali a cantare. 
Sarà una nuova Lazio, nuovo staff, nuovo modulo. 
Siamo sinceri, quanti al posto loro sarebbero stati capaci di portare a casa la favoletta che tanto piace ai tifosi? 
Il 26 maggio, il gol in casa del Bayern Monaco….E quanti ne abbiamo visti passare de ‘sti momenti in "certe partite"? 
Parolo e Lulic lasciano la Lazio. Ma io, una Lazio senza di loro, non so ancora immaginarla. 
Da oggi non sono più giocatori biancocelesti e finisce così. 
Senza applausi, senza standing ovation, nella triste cornice del Mapei.
Maledetto covid, perché altrimenti saremmo stati tutti lì e non a singhiozzare a casa tra amaro e caffè. 
Probabilmente, come hanno detto in tanti, era il momento giusto per chiudere un’era e per essere pronti ad un’esperienza nuova. Ma TUTTA LA vita giocatori come Seand e Marcolino che, alla popolarità facile dovuta agli stereotipi del calciatore classico bardato di tatuaggi ed estremismi, antepongono il lavoro e l’onestà. Innanzitutto verso se stessi e poi verso i tifosi. 
Probabilmente non avranno scalato la classifica dei più grandi top player della storia, ma sicuramente hanno guadagnato la stima di chi, come me, ogni tanto ama vedere un po’ di normalità. E di verità. E di cuore. 
Esistono due tipi di laziali. 
Quelli che quando hanno letto la notizia dell’addio dei due "senatori" hanno sofferto di reflusso gastroesofageo e sono quelli come me, i romantici. 
Poi ci stanno gli altri. Gli altri capiranno poi mentre io ho già capito. 
Ho capito:
" Una vita da mediano
A recuperar palloni
Nato senza i piedi buoni
Lavorare sui polmoni
Una vita da mediano
Con dei compiti precisi
A giocare generosi
Sempre lì
Finché ce n’hai stai lì". 
Non solo dedicandole al "mediano" Parolo, ma anche al capitano Lulic e mi perdonerete se non rispetto i ruoli, ciò che conta è il senso. 
Io ho capito che i piedi buoni fanno poco se non c’hai la testa, l’attitudine al lavoro sporco. 
Ultratrentenni che si rivelavano sempre i più paraculi, la naturale differenza tra chi fa legna e chi è poca roba senza carattere.
Se hai in tasca la stronzaggine del mestierante, allora durerai più a lungo. 
Per la Lazio erano semplicemente perfetti, erano esattamente ciò di cui, noi amanti del trash e delle sportellate in campo, avevamo bisogno.
Portavano sostanza in partite per loro natura cruciali con la prontezza di capire che ad ogni azione deve necessariamente seguire una reazione. 
Leader che non hanno mai preteso i riflettori a discapito di un compagno, quelli del "giocare generoso" e custodi di una grande verità: per i "fabbri" gli applausi arrivano solamente quando il copione finisce. 
«La storia è per sempre. Grazie, Senad» ha scritto il club sul proprio profilo Twitter. 
A chi di occasioni ne ha buttate alle ortiche, la loro storia non suonerà per niente nuova. 
Gli strafalcioni, i gol mancati, le bestemmie tirate per poi capire che erano la spina dorsale di questa squadra. 
Mancheranno solo quando non li vedrai più in campo e penserai – oh, mo’ se c’era lui, vedevi le legnate! -. 
Ma quando hai superato da parecchio la soglia dei 30 e sei più vicino ai 40, il massimo che ti puoi aspettare è sopperire assenze qui e lì.
Ma quando hai superato da parecchio la soglia dei 30 e sei più vicino ai 40, solo pochi sapranno quanto sono stati davvero amati dai tifosi. 
Sarà il saluto commosso la misura reale del successo e, quando hai superato da parecchio la soglia dei 30 e sei più vicino ai 40, se sarai tra questi pochi fortunati allora puoi guardarti indietro e non avere nessun rimpianto. 
Nessun "potevo, dovevo, volevo", voi c’avete dato tutto. 
Ecco, di storie simili noi laziali ne conosciamo a decine.
Parolo intraprenderà la carriera da allenatore delle giovanili, Lulic invece ha deciso che può ancora dare il suo nel mondo del calcio in Svizzera. 
Ma io, una Lazio senza, non la so immaginare. Perché ci sono sempre stati. Nei momenti buoni e nei momenti di merda.
In bocca al lupo, anzi, IN BECCO ALL’ AQUILA raga’, vi meritate davvero il meglio.
Da oggi nun cambia niente, finisce solo un contratto. 
Da oggi nun cambia niente: LAZIALI una volta, laziali sempre! 
E i veri laziali battono le mani ai veri laziali. 

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