Esistono due tipi di laziali. 
Quelli che quando hanno letto del possibile addio di Parolo hanno avuto il reflusso gastroesofageo e quelli che hanno detto "era ora".
I veri laziali appartengono al primo gruppo.
Forse è vero, certe notizie non si sa mai come prenderle, – Se Inzaghi resta resta Parolo, se Inzaghi va, Parolo attaccherà gli scarpini al chiodo-.
Questo si è detto negli ultimi giorni.
E invece, porca miseria, molto spesso questi rinnovi agli ultratrentenni si sono rivelati paraculate che evidenziavano la differenza tra chi fa legna davvero e chi è poca roba senza carattere.
Perché senza la stronzaggine fai poco, i ventenni a Parolo gli spiccano casa!
Marcolino per la Lazio è semplicemente perfetto, è esattamente ciò di cui noi, amanti delle trashate e delle sportellate in campo, abbiamo voglia.
Portava sostanza in partite per loro natura monotone,  riempiva spazi vuoti. In lui c’ è sempre stata la prontezza di sdraiare qualcuno se necessario.
Mandate un video della partita contro il Bayern Monaco ai ragazzini con un pallone al piede. Magari impareranno qualcosa e smetteranno di pensare che gente tipo Balotelli sia il prototipo del calciatore. 
Un atleta di 36 anni che segna All’Allianz Arena in Champions League...ciao giovini! 
A chi di occasioni ne ha buttate alle ortiche, la storia di Parolo non suonerà per niente nuova. 
Gli strafalcioni, i gol mancati, le bestemmie tirate per poi capire che quelli come Marcolino sono veri "artisti".
Quando hai superato da parecchio la soglia dei 30 e sei più vicino ai 40, il massimo che ti puoi aspettare è sopperire assenze qui e lì.
Quando hai superato da parecchio la soglia dei 30 e sei più vicino ai 40, non puoi certo immaginare di essere usato come difensore centrale, o di segnare in casa del Bayern Monaco.
Ecco, di storie simili noi laziali ne conosciamo a decine.
Parolo è la spalla amica su cui piangere nel momento del bisogno. 
A 36 anni la titolarità in Champions League è un lusso riservato a pochi. A meno che non giochi nel Barcellona, Real Madrid e affini.
Ora, io penso che il rispetto sia dovuto.
Che salutare al Mapei in una inutile partita, sia davvero brutto.
Non è quello che avrebbe meritato, non è l’Olimpico con tutti noi a battere le mani.
Perché io, una Lazio senza Parolo, non la so immaginare… Perché c’è sempre stato. Nei momenti buoni e nei momenti di mer*a.
Un uomo vero prima di essere calciatore.
Con il bianco e celeste sotto l’epidermide.
GRAZIE.
GRAZIE sempre, grazie ancora.
Marco non contare gli anni. Lascia che li contino.
Simplemente, Xoxo.
 

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